Per Isabella

Villa Medicea di Cerreto Guidi

Luglio, 2009

Contemporary variations on turkey oaks, hunting and passions

Through the space and with the power of the expressive medium our minds are also drawn to the creative processes of Donatella Mei, an artist who has long frequented the microcosms of nature. Using the intimacy of the close up lens of the camera aimed towards habitats hidden from view yet imprisoned in the benign protection of nature, she studies, photographs, observes, photographs again and records ”cosmic reliquaries” (C. Sisi, Diafano [Diaphanous], catalogue of the exhibition - Museo Marino Marini - Florence 2003). She recounts these reliquaries through vibrant flashes of light in aVideo full of poetry and through reflecting materials like plexiglass and glass.They are ablaze with light which is not only artificial. Diaphanous forms are put into the work of the artist, gently in her hands. Leaf, Leaves-water, Moon leaves, Island, Florescent-Wood, Butterfly, Dragonflies, Little copper garden are just some of the tenuous apparitions that Mei believes still exist at Cerreto, imaginary spirits which used to live in the turkey oaks [cerri] and appeared to cover them with leaves; these trees used to stand under the buildings, though now they have disappeared and only remain as a vestige captured in the name of the villa [Cerreto].
Per Isabella Donatella Mei also makes use of mobile art in light boxes which illuminate the creative path and accompany the metamorphosis of the material; a piety which the artist describes as a means of letting visitors know they have arrived at the villa in the midst of the nature of the grounds and the intellectual exuberance of the young Isabella Medici in a mutual exchange of stories. These works are dedicated to the dognia Isabella Medici Orsina, a dominant character in the feminine world of Cosimo’s court and even though she married the Roman nobleman Paolo Giordano Orsini, either through her own desire or her father’s, she did not leave Tuscan territory. According to Caroline Murphy in her recent biography of Isabella she was capable of resolving disputes, like the one about the exact negative meaning of the adverb “never” and she also had madrigals dedicated to her, like those gathered together in 1658 by Maddalena Casulana as she was passionate about music and singing. Donatella Mei makes the light in her works correspond to the cultured yet hostile circle around Isabella. Light boxes and glass grief-stricken forms tenderly evoke the memory of a journey which prematurely came to an end, and mark the woeful life of the Medicean princess with a Nero Medici (Black Medici).
Besides the metaphorical barrier of a window, opening out onto the invisible yet so present in Mei’s poetics, there is a lens, an eye of memory which searches in the woods for the little animals only a macro imagination can bring to the surface.

Giovanna Giusti Galardi

Variazioni contemporanee su cerri, cacce e passioni


Attraversare lo spazio, col potere del mezzo espressivo, è nel pensiero che domina anche il processo creativo di Donatella Mei, artista da tempo frequentatrice di microcosmi di natura. In confidenza di lenti e zoommate orientate su habitat celati alla vista, ma imprigionati nella protezione benigna della natura, studia, fotografa, attende spiando, ancora fotografa e incide “reliquiari cosmici” (C. Sisi, Diafano, catalogo della mostra - Museo Marino Marini - Firenze 2003) che racconta attraverso note vibratili di luce in un Video carico di poesia e in materiali riflettenti di plexiglass o di vetro. Si accendono di luce, non solo artificiale. Diafane apparenze entrano nell’esercizio dell’artista, docili. Foglie, Foglie-acqua, Foglie di luna, Isola, Bosco-Fluo, Farfalla, Libellule, Giardinetto di pizzo e via volando sulle impalpabili presenze che la Mei si figura resistere anche a Cerreto, fantasiose presenze che un tempo abitavano e infogliavano i cerri che si stendevano al di sotto dell’abitato, ormai smarriti anche se rimasti catturati nel toponimo.
Per Isabella Arte mobile ancora per Donatella Mei, contenuta in light boxes, che accendono il percorso creativo e accompagnano la metamorfosi della materia. Una pietas che l’artista descrive di avvertire dal viaggio all’arrivo in villa, nella natura del territorio e nella esuberanza intellettuale della giovane Medici, in mutuo scambio di storie. Opere dedicate a dognia Isabella Medici Orsina, personaggio dominante nel mondo femminile della corte di Cosimo, e che pur sposa al nobile romano Paolo Giordano Orsini, per volontà sua o del padre, non si stacca dalle terre toscane. Capace di arbitrare una disputa – secondo Carolyn Murphy, nel suo recente libro sulla biografia di Isabella – sulla capacità di negazione dell’avverbio ‘mai’ o di suscitare dediche di madrigali come quelli raccolti nel 1568 da Maddalena Casulana per lei, appassionata di musica e di canto. Al circolo colto ma anche ostile che sta attorno a Isabella, Donatella Mei fa corrispondere la luce delle sue opere, light boxes e rimpianti vitrei che lievemente muovono il ricordo di un percorso chiuso prematuramente e segnano di un Nero Medici la funesta vita della principessa medicea.
Oltre la siepe metaforica di una finestra, aperta sull’invisibile, ma così presente nella poetica della Mei, c’è una lente, l’occhio del ricordo che scruta – nel bosco – gli animaletti che solo la macroimmaginazione porta in superficie.

Giovanna Giusti Galardi