Quotes


Laura Vecere
L'arte della scienza ovvero la scienza dell'arte (La Luna)
The Moon

Il volto nascosto del giardino
The hidden face of the garden

Amnon Barzel
La natura vista attraverso la trasparenza dei polimeri
Nature seen through the delicate transparency of the polymers

Giuliano Serafini
Ipotesi spirituale
Intimations of Spirituality

Patrizia Landi
Artisti in Viaggio 1997

Lara Vinca Masini
Artisti in Viaggio 1998

Carlo Sisi
Reliquiari cosmici
Cosmic reliquaries

Lorenzo Bruni
So quello che hai fatto

La Luna

Una volta, secondo Sir George H. Darwin, la Luna era molto vicina alla Terra. Furono le maree che a poco a poco la spinsero lontano: le maree che lei Luna Provoca nelle acque terrestri e in cui la terra perde lentamente energia. (Da Italo Calvino, Le Cosmicomiche). La distanza interposta tra la Terra e la Luna è quella della memoria di un'antica vicinanza la cui memoria è tenuta sempre desta di una inequivocabile influenza dell'astro sia come presenza mitica sia in quanto oggetto di indagine scientifica. La distanza venne infine abbreviata drasticamente nel Seicento mediante la costruzione di uno strumento destinato ad accrescere le potenzialità visive dell'uomo: il cannocchiale. Fu con questa sua creazione che Galileo, nelle serene e gelide notti invernali, iniziò l'esplorazione visiva della superficie del satellite terrestre disvelando in esso, per la prima volta, l'esistenza un paesaggio del tutto simile a quello terrestre. Nella storia dello sguardo l'occhio ha assunto una funzione legata alla parte più cerebrale dell'uomo. Il guardare è considerato dalla prospettiva come il fascio di raggi che dal centro dell'occhio cadono sulla cosa che esso vede (Panofsky). Il mondo sensibile corrisponde a quello intellegibile. L'attività artistica e la fenomenologia del secolo scorso ha però dovuto reintegrare nello sguardo il suo rovescio transitivo. In altri termini Merlau Ponty riconduce la visione nella profondità di una corporalità vissuta, verso quel centro -in cui- c'é un mistero di passività (Merlau - Ponty) ed è proprio il riportare la visione verso quella zona oscura e apparentemente lontana dal centro intellegibile a permettere il passaggio che tramuta il vedere in visione in atto. Cosa accade allora se dall'osservazione galileiana della Luna - uno stare di fronte all'oggetto - si da accesso alla reciprocità della relazione visiva? E' questa l'interrogazione articolata dal Progetto "Chiaro di luna" di Donatella Mei. Il cannocchiale - divenuto poi telescopio - non può essere concepito solo come strumento di tenuta a distanza della visione, ma anche come organo e sensore di questa, e dunque pervaso da ciò che guarda. Ecco che lo spazio posto in lontananza rifluisce al di qua del cannocchiale, invade letteralmente lo spazio 'neutro' e intangibile di colui che guarda, a confermare che - il mondo guardato - non è più di fronte ma intorno a chi guarda. Ecco che la luna di Donatella Mei costruisce il suo perimetro d'impronta circolare, a partire da questa condizione di consapevolezza. L'incorporeità del chiarore emesso dalla luna, viene ospitata in un corpo vicario. Proprio attraversando in senso inverso il suo messaggero sidereo, l'ombra chiara della Luna raggiunge la Terra. Una volta ricongiunta l'antica lontananza, la luce si agglutina e abita un materiale alieno, ma che è trasparente come l'acqua e solido come il ghiaccio che da essa deriva, e come il ghiaccio è frantumato in schegge puntute che insieme a opache lamiere, disposte in una corona - un po' cratere un pò serto - circolo a pavimento.

Laura Vecere, 2002