Quotes


Laura Vecere
L'arte della scienza ovvero la scienza dell'arte (La Luna)
The Moon

Il volto nascosto del giardino
The hidden face of the garden

Amnon Barzel
La natura vista attraverso la trasparenza dei polimeri
Nature seen through the delicate transparency of the polymers

Giuliano Serafini
Ipotesi spirituale
Intimations of Spirituality

Patrizia Landi
Artisti in Viaggio 1997

Lara Vinca Masini
Artisti in Viaggio 1998

Carlo Sisi
Reliquiari cosmici
Cosmic reliquaries

Lorenzo Bruni
So quello che hai fatto

Il volto nascosto del giardino

Tra permanenza e mutazione
Il giardino è l'habitat, il territorio metaforico/reale da cui il lavoro artistico di Donatella Mei trae il suo naturale nutrimento. Un osservatorio privato, una terra di mezzo in cui si incontrano e si intrecciano il progettato dall' uomo, nella fissità di un disegno, e la mutazione ciclica, ma anche capricciosa, delle trasformazioni stagionali. Paesaggio interiore in cui si specchia il mondo esterno, luogo in cui radicare, osservare, operare.
Paesaggio/Passaggio
Cennino Cennini, nel suo trattato sulla pittura scritto alla fine del quattrocento, suggeriva quale fosse il modo in uso nelle botteghe del suo tempo del ritrarre una montagna al naturale: "Se vuoi pigliare buona maniera di montagne, e che paiono naturali, togli di pietre grandi che sieno scogliose e non polite; eritra'ne del naturale, dando i lumi e scuro secondo che la ragione t'acconsente" (C. Cennini, "Il libro dell'Arte o trattato della pittura", XIV secolo, a cura di F. Tempesti, Milano, Longanesi, 1984). Tralasciando ora le implicazioni storiche legate allo sviluppo della teoria artistica post-giottesca e proto-rinascimentale, possiamo rintracciare in questa osservazione il seme, la radice prima, di un sistema d'osservazione messo in atto da Donatella Mei, un "guardare attraverso": vale a dire un guardare in sovraimpressione un mondo mediante un frammento dello stesso, che istituisce con il primo un principio di analogia. Ecco che, attraverso l'osservazione, il microcosmo vicino si apre in trasparenza per dare visibilità al macrocosmo racchiuso in esso. <...> Ogni osservazione condotta da Donatella Mei sul giardino si risolve in un esercizio di oltrepassamento della cosa osservata. La siepe è un coduttore per giungere al bosco, la vasca d'acqua è il mezzo per un viaggio verso le acque lontane, remote, mobili, fluttuanti e trasmutanti del mare. L'acqua come conduttore si insinua, risale trasforma, nutre, assorbe, scioglie. L'acqua che in inverno si raggela, ingloba, inghiotte e macera frammenti di vegetazione e compone con essi involontarie figurazioni manieriste. Figure che insieme al labirinto sono i topoi attorno a cui ruota il lavoro di Mei.
Di-segno
L'esercizio del disegno, attraverso cui traspaiono evocazioni ritmiche di siepi, di foreste, di movimenti acquatici, si instaura in una pratica che da Cezànne in poi non può più sostenere la teoria di un disegno che originato nell'intelletto ferma con una linea il contorno dei corpi. Per Donatella Mei il disegno diventa piuttosto la registrazione di un vagare di forze che si espandono ramificandosi disseminate. Più che rapprendersi nel guscio di una forma, il disegno suggerisce un portamento, una direzione verso cui tende l'immagine, mentre il colore, quando é presente, corre autonomo come superficie. Una tale modalità operativa è accostabile alla registrazione sismografica messa pratica da Fernando Melani. Ma se in Melani la registrazione di vibrazioni mette capo ad aggregati di segni che istituiscono campi energetici, "nature" non figurali, in Donatella Mei il lavoro sul disegno va a collocarsi un attimo prima, ovvero sul limite estremo della relazione che lo lega all'immagine, vale a dire si arresta sulla soglia della rappresentazione. In questo scarto si innesta l'indagine condotta dall'artista sulle materie traslucide (dalle xerocopie, agli acetati e ai plexiglas) innescando un processo di manipolazione e modificazione del disegno di partenza reiterato, prolungato, tagliato e rimontato. I materiali trasparenti, così adoperati, dislocano il segno in una deriva di ritmi "astratti" che però non perdono la loro innervatura organica originaria, quanto piuttosto la traspongono fuori da un immagine conclusa. Le materie trasparenti sono acceleratori in un processo di attraversamento dello sguardo. Per mezzo di esse l'artista procede lungo un sentiero che, partito dal naturale, se ne discosta per ritrovarlo dopo un attraversamento e uno smantellamento dell'immagine.
Labirinto
Simbolo di un viaggio di ricerca fisico-spirituale, il labirinto è un dei topoi del giardino. La sua figura disegnata nei pavimenti delle cattedrali e riproposta nel giardino umanistico ripete, fino al Settecento in cui è introdotto l'uso dei sentieri interrotti, un modello la cui origine è una danza serpentiforme che prolunga artificialmente un itinerario che si avvolge in spire circolari su sé stesso, provocando un andare in cui la dimensione del tempo é sospesa. Il labirinto é anche la mitica costruzione creata da Dedalo per rinchiudere il segreto del Minotauro da cui l'eroe Teseo non può trarsi fuori se non guidato dal filo di Arianna. Un filo sottile è infatti quello che guida il percorso delle mutazioni dell'immagine nell'opera di Donatella Mei. Immagine che può essere letta come il farsi strada, dalle acque profonde, di una linfa che attraversa stati e trasmutazioni, opera passaggi con l'energia fortissima delle cose deboli, risale per capillarità lungo canali sottilissimi, si inerpica lungo sentieri tortuosi, sboccia nella forma di un tralcio, di una foglia, di un fiore e, come tutte le forze ascendenti, tende verso la luce.

Laura Vecere, 2003